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264 IÚ RELAT. una fetta dtpane; et a guisa deTroiani che, viclni al Teveré, mangiando i1 pane sopra il quale haveano tagliata la carne, se disse che havea- 11 1. 112v no! 11 i taglieri; cosl essi poveri Capucclni, tolta vla que! poco di car– ne, si manglavarto, 'st pub dire, quel taglleri, perché non si gettasse vla cosa alcuna. 5 E con que! vivere cosl stremo e stretto serbavano ne petti loro un'allegrezza inestimablle. Non mal si vedeva fra loro vis! turbatl e mallnconici, ma sempre pieni di giubilo e contento grandissimo. Lon– tani pero da ognl dissolutione, risi biasimevoli, perdimenti di tempo e raglonamenti vani ; dalle lingue loro non solamente non si udiva 10 mai uscire parola d' ira e che mostrasse i loro animi turbati, né' di · mormorattloni e detrattioni, ·né di cose del mondo, ma né aneo sem– plice parola ociosa et inutile, e se per sorte inavedutamente fusse nata, subito da! fratello era avvertito ; e chl l' havea profería, humll– mente inginocchiandosi, senza turbarsi ne diceva la colpa, promettendo 15 l'emendatione. E, s'avvenlva che d'altre genti fusse stata detta a qual– che Frate ingluria alcuna (il che bene spesso succedeva per dar loro i1 celeste Padre che guadagnare), non punto se ne turbava, anzi allegro la prendeva e teneva bén cara, come gemma pretiosa, dandone lodl a Dio, e rengrntlamenti pure assai a colui che con parole e con fatti 20 l' havea ingiurlato. 96. - Se davano (ecco le opere di plú conto e piu valore che di sopra accennai di voler dire), si davanO'(replico) alle continue orationi in ogni tempo, talché in chiesa per la solecltudine loro _pareva, con l'orar 11 1. 113r del continuo hor di questo ;hor di quéllo, hora di tutti 11 insieme, si 25 facesse una continua guardia. Et era ben ragion che cosi veramente si facesse, trovandosl quei poverini in tante tribolationi (per causa delle persecutloni) quanto dir si possa, havendo a combatiere con gli huo– mini, con se stessi e con demoni. Nel tempo del Inverno le chiese e le proprie celle erano i luoghf so 1-6 Troiani-vlvere] Trolani che vlcini al fiume Tevere, manglarono · ¡· taglierl; mangiavano an– ch'essl, tolta che n'era la carne, perché non si gettasse via cosa alcuna, E con questo vlvere, L, N 9 rloi) ne ai, W 10 solamente si, W 13 inavedulamente] lnavertcntemente, N 17 aucce· deva} aveniva, L, N 18 forbava] curava, N 19 prendeva} apprendeva N 22 davano, om, W 27 tante] tali, N i VJRGJLIUS, Aene/d., lib. VII, vv. 107-120.
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