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48 RBLATIÓNES j'>, MAIW. - II RELAT. di quei poverelli vere fautrice et avvocate, et con gagliarda mano sempre li difesero. Et la Signora Caterina fu la prima non solo che raccolse i Ca– puccini in casa sua, quando andavano fuggítivi, ed assegno loro particulare et ritirate stánze nel palazzo suo, ma etiandio comincio 5 a procacciargli Ji luoghi (come ho dato cenno); fece darli quello del Colmontone, et puoco tempo dopoi ella ne fece fabricare uno 11 1. 22v per essi Frati vicino alla cí tta de Camerino II circa un míglio et mezzo. , Et cosl a Camerino la nostra Congregatione hebbe il primo luogo, percíoché per inanzi hor quivi hor' quindí per le selve, per 10 li monti et per luoghi ascosí, a guisa de .pecorelle smarríte, erano andati_sempre vagando, non havendo per le persecutioni luoghi · fermi. 22. - Non si contento il sopradetto Sommo Pontefice di haverne dato il Breve gia di sopra accennato, ma di piu nell'anno 1528 ne 15 fece una Bolla amplissima, essendo all'hora Sua Beatitudine in Vi– terbo, nella quale (come aneo ne l Breve haveva fatto) ne concesse di potere portare questo capuccio aguzzo, per il che si tolse vía la scommunica gia posta da Papa Oioanni Vigesimosecondo sopradetto con quelli che portavano l'habito et il .capuccio in guisa tale. Et 20 . q1rnntunque le persecutioni per questo non mancassero, nondimeno le cose nostre havevano gia pigliato tale forza et sostegno che non molto ne poteano nocer gli avversarii ; anzi sempre di giorno in giorno andavano di bene-in meglio; et molti Cardinali, havendo ben conosciuta la cosa et veduto il zelo di quei poverelli nell'osser- 25 vanza della Regola loro, si levorno a favorirgli et difenderli do - vunque fusse stato bisogno, et particularmente a dire le loro rag– gioni in quel sacro Concistoro. 28 Concistoro) B habet hoc loco dijfusam lnterpolationam ex tertla Relatione (cf. infra, n. 159) desumptam, quam nos claritatis causa hlc transcribimus: (fol. 20 v) Dall'altra banda non mancavano quei poverelli valorosi combattitori per zelo del · l'osservanza e promessa Regula di far que! tanto che si conveniva loro, c_ioe con frequenti e sante orationi raccomandarsi a Dio, e con spesse confessioni, comunioni, messe continue, unirsi e con altre opere sante unirsi a lui, pregando del continuo sua Divina Maestil a porger loro il suo aiuto;– e queste orationi erano contin_uamente fatte (fol. 21 rJ da quelli ferventl spirlll. Di plil ogni giorno tutti s'univano insieme, stando essi a quel tempo nel luogo di Roma, cioe in S.ta Eulemia, et 11 simile aneo si faceva nell'altri luoghi, benché ne havessino puochi, si univan (dico) ogni di in– sieme, e quivi con varie e nuove inventioni e sante, hora II Padre Guardiano, hora il Padre Ge– nerale, hora un Frate et hora l'altro, secondo che era loro comandato, percioché (come piil abasso dlrol erano venuti in questa povera Compagnia, assai buoni spiriti et litteratissimi, e facevano ser– moni a Frati, pigliando diversi soggetli. Chi raggionava dell'humilta, chi della santa poverta, chi

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