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346 LE OMELIE DEL « CRISOSTOMO D'ITALIÁ » non solo opponevano a malincuore una politica di riforme, ma facevano pure assegnamento sulla voce degli oratori, mentre il popolino, che dalle innovazioni presagiva qualche danno a suo scapito, ascoltava volentieri la voce che tuonasse vendetta contro gli oppressori della chiesa, contro i grandi e contro i filosofi 15 • Un impulso ad allontanarsi della chiusa convenzionalita ac– cademica, la predicazione sulla fine del secolo XVIII lo ricevette pure dall'indirizzo letterario pre-romantico, materiato di nuovo sentimento religioso, che avvicinando l'arte al popolo, doveva di necessita stringere ·piu da vicino ai fedeli i divulgatori della pa– rola di Dio. Non le sottigliezze metafisiche, le frasi lambiccate, la fredda retorica, ma il cuore intenerito dalla carita, il dialogo confidente del padre coi figli, la persuasione pratica staranno percio alla base della nuova predicazione 1 ª. A questi fattori generali si aggiungono non poche condizioni particolari favorevoli al Turchi. L'oratore visse anzitutto a contatto con la vita di uno stato, sia pure piccolo. E non solo in esso si senti a parte d'ogni a:ffare pubblico, ma chiamato a formare e a dirigere l'opinione pub– blica stessa, in collaborazione col sovrano 17 • La centralizzazione della vita sociale e intellettuale attorno alla corte e l'appoggio da questa prestato dalla sua libera predicazione gia al tempo delle Prediche a corte, e piu ancora durante l'episcopato, furono senza dubbio elementi efficacissimi per assicurarne il successo. L'ascendente acquistato sull'Infante era del resto una condizio– ne che oltre assicurargli liberta e franchezza di parola, gli pro– cacciava popolarita 18 • Se queste circostanze potevano essere propizie al risorgere dell'omelia, non erano pero sufficienti da sole ad assicurarne i risultati concreti e duraturi. L'elemento nuovo e singolare della 15 E. SANTINI, L'eloquenza italiana... l. Gli oratori sacri, 202. 16 Cf. R. LAMBRUSCHINI, Quaresimale del P. Paolo Segneri e Prediche a corte di Mon8, A. Turohi, in Antologia 27 (sett. 1827) 69-75. 17 Di qui i lamenti concordi del Pezzana (Memorie VII, 289), dell'Ugoni (op. cit., 176. 178), del Sopransi (Riflessioni 11, 12), del Cantu (Della lett. ital. 11, 671- 672), del Ticozzi (1 seeoli della lett. ital. 11, 388), del Salfi (Lett. ital. 313-314), con– tro il Turchi vescovo che piegava « a dottrine accarezzate » da chi comandava e da chi lo beneficava, inveendo invece con poca carita verso chi seguiva le contrarie; accusa · di mutare il pulpito in tribuna che « non vorra rimuovere chiunque ami la verita, quanto la patria»! Cf. L. CuccETTI, in Biografia degli italiani illustri VII, 272. 18 L'oratore stesso ne e pienamente cosciente: « lo non so se i miei ser– moni vivranno dopo di me: ma se mai cio accadesse, sappiano almeno i nostri nipoti, che nel secolo decimottavo... vi fu un Vescovo... che ebbe cuore di attaccare pubblicamente e disordini e sacrilegi, vi fu un Sovrano, che lo animo, e sostenne a dire liberamente la verita... ». Op. oompl. 11, 55-56: Sopra i beni temporali della eattolioa chiesa (Pentecoste 1792). E altrove « Ed ecco i vescovi avviliti... forzati a vedere i disordini, a piangere e tacere qualche volta per tema di perder tutto. Che se fra tanti viene a me conceduto di parlare con liberta e chiarezza a difender la Sposa di Gesu Cristo, tutti ne siam debitori alla pieta d'un Sovrano, che fa primiero suo vanto di esser figlio devoto della Chiesa; ed e intimamente persuaso, che all'autorita della Chiesa anche la pubblica autorita e legata ». Op. compl. 111, 81: Sopra le autoritii, (S. Bernardo del 1794).
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