BCCCAP00000000000000000001361
LE OMELIE E LA PREDICA DI VERONA 331 poggio fortissimo del Turchi, che anche nel nuovo ordine di cose continuava a tenere decisamente e con abilita politica la di– rezione della resistenza 109 • In nessun altro tempo appare forse cosi manifesto il suo influsso su don Ferdinando. Il Cerretti, Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone e residente francese presso la corte di Parma dopo la pace del 1797, il suo successore Moreau de Saint-Méry, il generale Clarke, tenuti in iscacco dal– l'abile gioco dell'eloquente vescovo, dovranno confessare di non potere far nulla per distruggerne l'ascendente sull'animo di Fer– dinando, nel tempo stesso che non potranno neppure trovare ra– gioni sufficienti per farlo diretto bersaglio delle loro persecuzio– ni. Se in questi tempi di sovversioni e di riordinamenti di go– verni e di regni, don Ferdinando poté mantenersi sul suo trono, e se la Francia, nonostante questa resistenza, continuo tuttavia a mostrarsi benevola verso questo curioso relitto borbonico, lo dovette soprattutto all'appoggio e agli incitamenti degli eccle– siastici capeggiati dal Turchi. Incline pero a evitare contrasti coi repubblicani, !'Infante raccomandava a tutti, ma particolarmente al clero, il riserbo e la prudenza verso i francesi, che non sembravano disposti a tol– lerare offese alla repubblica. Nei primi mesi d'occupazione il controllo fu assai rigoroso. L'abate Manzi che nella chiesa di S. Pietro il 3 luglio 1796 aveva osato proferire parole faziose contro la Francia, suscito un mare di riprovazioni tra le auto– rita francesi. L'abate fu costretto a ritrattarsi pubblicamente 110 • L'incidente accrebbe il timore del clero, senza tuttavia renderlo muto. Il Turchi, che, al dire di Pietro Giordani, insultava !'Ita– lia con le sue benedizioni 111 , non muto i suoi fieri sentimenti an– tifrancesi, anche se uso maggiore cautela 112 • Passati i primi me– si, con prudenza e moderazione e senza dare alle stampe come in passato le sue omelie, ma senza debolezza, aveva ripreso a scri– vere e a predicare contro il filosofismo e a difendere la chiesa 113 • annessioni, e che Roma diverra capo di un'altra repubblica, fino ad Ancona ». Cerretti al Ministro Adelasio, plenipotenziario della Cisalpina presso il corpo Elvetico: Parma, '2 febbr. 1798, in C. CANTU, Diplomatici italiani, 254. 109 « L'Église a Parme, comme dans le reste de l'Italie prenait la direction de la résistence... ». J.E. DRIAULT, Napoléon en Italie, Paris 1906, 135-136. 110 L. MONTAGNA, ll dominio francese, 38. 111 Citato da G. ALLEGRI TASSONI, La vertenza fra il governo ed il vescovo di Parma per la camera di S. Paolo, in Aurea Parma 31(1947) 90. 112 « Serero e placido in mezzo alle burrasche civili, di cui fu profeta, ei ne osservo in silenzio le furie, avuto in reverenza da que' medesimi che ne fuggivan 1e norme ». M. LEONI, Biografia del Turchi, in Prose, 425. Ma vedremo subito in {JUale s i 1e n z i o . 113 Si e esagerata, e senza ragione, la paura e il silenzio del Turchi, dopo la ,discesa dei Francesi. Cosi p.e. si contraddice il Pezzana allorché scrive: « Dopo la calata de' Francesi in Italia cesso il Turchi e dal recitare e dal pubblicare Omelie, -e durante un triennio limitossi a moderati In d u 1ti . Grande era stato in lni lo spavento. Temeva egli che aspre vendette fossero per pigliare que' Repubblicani -<:!elle sue invettive contro la Francia. Ma nessuna molestia gliene venne... » (Memorie VII, 280); e poco piu avanti aggiunge: «Se il Sig. Ugoni avesse lette le Omelie i n edite avanti di scrivere il suo articolo del Turchi avrebbe osservato che non
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NDA3MTIz