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330 MOVIMENTO CONTRORIVOLUZIONARIO fatto il pericolo d'una annessione al nuovo regno creato dai ri– voluzionari non era solo immaginario 1 ºª. Nel 1798 il Direttorio aderendo alla Spagna voleva a tale scopo concedere Roma in · cambio al duca di Parma, trasferendo la sede romana in Sar– degna. La difficolta maggiore stava nel persuadere don Ferdi– nando. a cambiare i suoi domini con quelli della chiesa 1 º 1 • La cosa era tanto imbarazzante, che il Cerretti riteneva piu facile uno scambio con Benevento e altre terre, in compenso dell'annes– sione di Parma alla Cisalpina 108 • In realta, sorretto dai suoi con– siglieri, don Ferdinando non si lascio mai piegare e riusci a mantenere intatti i propri possedimenti fino alla morte. 4. LE « OMELIE » E LA « PREDICA DI VERONA ». Nella ferma opposizione alle mire del Direttorio, e piu tar– di del Bonaparte, il duca di Parma ebbe costantemente l'ap- 106 « So, a non dubitarne, che fin dal mese di agosto [1797] il marchese del Campo scrisse da Parigi all'Infante, proponendogli di cangiar cielo, e offrendogli altrove un compenso degli Stati di Parma e Piacenza; ma !'Infante rispose che se fosse in suo arbitrio, amerebbe piu presto di rimaner !'ultimo de' Cittadini in Parma o forse in Colorno, ov'ha le sue reliquie e tutti gli altri argomenti dell'infantile sua credulita, che di passare a un trono piu luminoso. Sembra che per parte della Spagna stessa non sia stato deposto un tal pensiero, poiché colle ultime lettere di Roma, il Cav. Azara ha scritto a Bodoni che gli risponda sollecitamente e si dichiari se amera piu di restar cisalpino o di passare in Ispagna ». Cerretti al Testi: 5 dic. 1797. MAS, Legaz. ital. a Parma, 219. E nel gennaio 1798: «Qui si dice che !'Infante sara traslocato. Egli stesso lo sa, ma finora gli e ignoto il come e il dove. L'acqui– sto di queste Provincie, nelle quali lo spirito repubblicano farebbe dei progressi senza i continui raggiri del vescovo cappuccino e dei frati, equivarrebbe a quello di due Marche d'Ancona... ». Cerretti al Testi: 5 genn. 1798, ivi, 218. 1 º 7 Cf. L. MONTAGNA, I ducati parmensi nella diplomazia europea dal 1796 al 1815, Parma 1907, 18; J. BERTE,-LAUGEREAU, L'Espagne et les derniers jours' du duché de Parme, in Hispania 14(1954) 227-307. Anima di questa manovra spagnola era il Godoy, legato al duca di Parma da stretti vincoli e che voleva pertanto procurargli uno stato ben piu vasto. Giocando sull'estremo interesse che la Francia aveva nel quadro internazionale per l'alleanza spagnola, questi tento dapprima di assicurare al ducato di Parma una serie d'ingrandimenti nelle Legazioni, poi davanti all'intransigenza cisalpina, si oriento verso uno scambio del ducato con un'altra regione dell'Italia piu grande e piu ricca (la Sicilia, la Sardegna...), mostrando poi la sua preferenza per Roma e le regioni meridionali dello stato della Chiesa con il titolo di Re di Roma per il duca. A tale soluzione anche la Francia era tutt'altro che contraria. Cf. R. DE FELICE, L'evangelismo giacobino e ['abate Claudio .della Valle, in Riv. Stor. !tal. 69 (1957) 390-392. Melchiorre Gioia, pero, in data 19 gennaio 1798, cosl scriveva sul Monitore italiano (n.3, p.9): « Non si sa per altro capire come il duca, che si picea di religione piu che i Francesi, e nella cui mente il trono pontificio e altrui proprieta, possa aderire a questa disposizione repubblicana. Se non che monsignor Turchi e un buon casista e gli sgombrera dall'animo tutti gli scrupoli. Altronde l'ambizione e l'interesse hanno forse bisogno di casisti? ». Cf. M. GIOIA, in Opere minori, I, 215-216. 108 « Roma tutta e persuasa di dover passare sotto il governo di questo In– fante Duca [di Parma], e il cav. Azara ha spedito a un suo amico il seguente distico, divulgatosi in Roma stessa su tale argomento: « Roma al Duca di Parma? Oibó! Che /ate? Toglierla ai preti per donarla a un frate? » I migliori politici per altro pretendono che !'Infante avra Benevento ed altre
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