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324 MOVIMENTO CONTRORIVOLUZIONARIO 1796 e ratificata a Parigi il 4 gennaio 1797 79 , il Turchi sull'inizio del 1797 declamava ora alla presenza dei repubblicani: « Non cerco grazia, non domando favore, non conosco umani riguardi nell'atto di predicare il. Vangelo. Son Cittadino, son Vescovo. Sento il riposo dello Stato, della Religione e della Chiesa. Crederei per questo di mancare a me stesso ed a voi se non parlassi un istante di quell'Augusto regnante che nelle mani di Dio opero le nostre for– tune. Tocca al profeta Natano, tocca al gran Sacerdote, tocca ai pre– dicatori e sacrificatori dell'Altissimo a suonare i primi le sacre trombe e gridare in faccia del popolo: Viva il re, viva il re. Vivat rex, vivat rex! » 8 º. Nonostante le esterne apparenze in contrario, con il nuo vo assetto politico iniziava tuttavia un nuovo periodo di vita per lo stato. Don Ferdinando non mantenne che un governo labile e apparente, piu dominato che dominante. Chi comandava di fatto era la Francia, la quale pero non riusci mai a ricreare n suo prestigio, né fu capace a ridare fiducia al paese. La situazio– ne, pertanto, porto a continui conflitti, e calpestando leggi e di– ritti, i nuovi padroni finirono per depredare lentamente quanto era stato risparmiato al primo furore guerresco 81 • Cosi incomin– ciarono con mettere le mani sui beni delle chiese, delle comuni– ta, dei prelati, invocando ora i diritti della repubblica romana sui beni del ducato, antico feudo ecclesiastico, ora quelli della repubblica partenopea per impadronirsi del patrimonio dell'Or– dine Cavalleresco Costantiniano, che ammontava a 10.000.000 di lire parmigiane 82 e finirono con usurpare indistintamente i pa– trimoni piu vistosi della chiesa e dei privati 83 • 79 Il Botta osserva con arguzia che questa pace reco a Parma « minor danno che la tregua: accidente insolito, perché le paci del Direttorio erano per !'ordinario peggiori delle tregue ». Storia d'ltalia dal 1789 II, 16. 80 Op. ined. IV, 220. 81 L. MONTAGNA, op. cit., 25-26. Cf. anche G. ANDRES, Vita di don Ferdinando, 21-22. 82 Cf. B. CIPELLI, Cenni storici sul patrimonio dell'Ordine Costantiniano, Parma 1860, 8-10. Nelle nuove contingenze createsi dopo il 1796, il Turchi da parte sua e per quanto riguardava il clero costantiniano, si oppose ad ogni innova– zione. Cf. Lettera di Domenico Pignatelli, vescovo di Caserta e Gran Priore del– l'Ordine, al Turchi: Napoli, 26 giugno 1796. MBE, Autografoteca Campori. Tuttavia anche la Chiesa della Steccata venne tassata di 12.000 zecchini per il contributo forzoso alla Francia. Cf. Indice di Registri dell'Ordine Costantiniano I, f.5L Napoli, Arch. Stato. Gia pero nel 1798 i beni dell'Ordine cavalleresco venivano usur– pati dai francesi, i quali, nondimeno, alle vittorie austriache del 1799 si affrettarono a venderli al duca Ferdinando di Borbone per il prezzo di lire parmensi 10.221.549, soldi 18 e denari 11. Cf. anche M. CORRADI CERVI - FELICE DA MARETO, S. Maria della Steccata e l'Ordine Costantiniano di S. Giorgio, s.n.t. [Parma 1957], 28-30. All'av– vento degli austriaci in Parma, il Turchi permise ai cavalieri di riprendere le loro insegne corali gia deposte con le spogliazioni del 1798; cioe, la veste cerulea, il roc– chetto e la mozzetta paonazza. Cf. ALLODI, Serie cronologica 11, 428. 83 Ne! 1798 Pio VI rifiuto di approvare una simulata cessione temporanea dei beni della chiesa parmense nelle mani di don Ferdinando proposta da! Turchi, il quale pensava di metterli cosl al sicuro da ulteriori pretese francesi. Cf. D. BOUZONI, op. cit., 31. - Dopo l'occupazione di Malta anche i vistosi beni dei cavalieri gerosolimitani caddero in mano francese. Vedi in ASP, Cart. amministrazione Mo– reau, 1 bis.
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