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322 MOVIMENTO CONTRORIVOLUZIONARIO cito (nel 1789 aveva ridotto la milizia nazionale a 2.400 uomini)ª 2 · e conscio inoltre di dover pagare alla Francia la mossa politi– camente imprudente di aver permesso il reclutamento di solda– ti nei suoi territori 0 3, don Ferdinando apprendeva costernato che Bonaparte muoveva con 10.000 uomini ad impossessarsi del du– catoª4. Uno sparuto drappello di giacobini locali, formato da elementi desiderosi di bottino, salutava con entusiasmo l'avvento dei liberatori, meditando saccheggi e depredazioniª 5 • La mancan– za di veri e propri partiti organizzati impedl, pero, ogni fattiva. collaborazione con l'esercito francese e le loro speranze anda– rono tosto fallite 66 • Don Ferdinando, purché Napoleone non en– trasse in Parma si obbligo a sottoscrivere a dure condizioni un armistizio. Cosl ai convogli che da ogni parte d'Italia trasporta– vano a Parigi le opere d'arte e d'antichita, le vettovaglie e il danaro italiano, si univano anche quelli di Parma: 2.000.000· di lire di cui 500.000 entro cinque giorni, il resto nei dieci suc– cessivi, 2.000 buoi, 1.700 cavalli, 3.000 quintali di grano, 5.000 di avena e foraggi, 5.000 paia di scarpe, due ospedali forniti di tutto punto, 20 quadri, tra i quali i capolavori del Correggio con la famosa Madonna di S. Girolamo, che era nel palazzo ducaleº 1 • Solo con tali gravami il 9 maggio Bonaparte firmava in Piacenza. una tregua con il ducato borbonico. « Les parmesans sont des bons enfants », commentava il generale con la soddisfazione d'un vandalo vittorioso 68 • Ma per pagare l'inumana contribuzione for– zosa, non fu sufficiente vuotare !'erario pubblico, far fondere nella zecca le argenterie del duca e del vescovoij 9 , impegnare i gioielli e: 62 L. MONTAGNA, op. cit., 9. 63 C. FANO, I primi borboni a Parma, 141-146. 64 E. ROTA, Le origini del Risorgimento II, 987: 65 U. BENASSI, Il genera/e Bonaparte ed il duca e i Giacobini di Parma e· Piacenza, in Arch. Stor. per le prov .. parm. n.s. 12(1912) 199-310. - Anche il Turchi nella citata omelia sulla pace: « ... Si agitava in mezzo di noi una truppa di uomini,. infesti nemici della patria... Avevano gia preparati quei simboli di malefico influsso· che fossero i segnali delle rapine, dei saccheggi, delle stragi e del sangue. Quanto· furono dolenti al veder d'improvviso diventar nostri difensori ed amici que' me– desimi, in cui si promettevano di trovare gli strumenti delle loro vendette... Ec perché esultare su la speranza di vedere cogli occhi vostri lo scioglimento dello stato, la rovina dei cittadini, la calamita d'un sovrano... ? Si sapevano intanto i rággiri, le arti e gli sforzi che adoperaste per mettere ogni cosa a soqquadro. Si: sapevano e si taceva... Tra le vittime destinate al vostro livore io stesso forse non occupavo !'ultimo luogo. E per qual delitto? Perché vi ho detta la verita,. perché ho cercato di strapparvi il velo dagli occhi, perché vi ho fatto tutto quef' bene che non e permesso di dirvi... ». Op. ined. IV, 222-223. Per queste e simili altre allusioni il Pelleri destinava all'oblio perpetuo questa omelia. Cf. Avvertenza n. 3·. in Ms. parm. 1118, PBP. 66 Cf. C. BOTTA, Storia di Italia dal 1789 1, 219. 67 La cessione di qúesto capolavoro e in genere delle opere d'arte, fu uno degli articoli che maggiormente affiissero il duca, il vescovo e la popolazione. Cf. G. CA– PASSO, La giovinezza di Pietro Giordani, Torino 1896, 83. Vedi anche lettera deI duca al Turchi del 19 maggio 1796, in FERRARI MORENI, Il cappuccino Turchi, 334_ Parma offri un milione di lire per conservare la Madonna di S. Girolamo, ma Bona– parte non cedette. Cf. FANO, op. cit., 149-150. 68 L. MONTAGNA, Il dominio francese, 14. "" C. BOTTA, op. cit. l, 219; ALLODI, Serie cronologica II, 511.

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