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LA RIVOLUZIONE 313 veniva assumendo decisamente la direzione del movimento con– trorivoluzionario del ducato, risuonava alta e sicura, accolta dalla maggioranza come un commento ufficiale ai fatti di Francia. Quella nazione colta dove si credeva colla moderna filoso– fia, che « anche dopo lo stabilimento dei patti sociali, tutti gli uomini debbono e possono essere eguali », dove si cercava di per– suadere il popolo « che la moltitudine basta a sé stessa e non ha bisogno di alcuno che la governi », si stava ora autodistrug– gendo « coll!t folle lusinga di un avvenire e vigoroso e felice ». Ma quella « lusinga » non era che un'arma nelle mani di quell'Es– ser supremo che la filosofía del secolo aveva combattuto 20 • Quan– do nello stesso anno 1790 l'assemblea costituente nego valore ai voti solenni dei religiosi, rimandando quest'ultimi alle loro case, spogli delle sacre divise, il vescovo diresse al suo popolo e all'Italia una potente omelia Sopra i consigli evangelici 2 1, in cui accusava i e celibati d'impegno, celibati di genio, celibato di lus– so, celibati di libertinaggio » dei nemici del celibato evangelico 22 • Nella Penteeoste del 1791, lamentava lo « spirito di vertigine » di cui erano stati vittima i politici del secolo. S'innalzarono i prin– cipi fino all'ultimo grado di despotismo e nel tempo stesso con una contrac.dizione inesplicabile « e si fondavano cattedre e si approvavano libri », che insegnavano al popolo a non lasciarsi « mettere il giogo sul collo, a non ubbidire né ai principi, né alle leggi, a non aver altra legge che le passioni e la forza » 2 ª. E dan– do segno di massimo accecamento si misero alla portata di tutti quei libri, cie pure contenevano delle « grandi verita sopra i di– ritti dell'uomo, sopra la natura del pátto sociale, sopra i doveri primitivi dei sudditi e dei regnanti », mentre sarebbe stato bene sottrarli alla moltitudine, che non poteva se non abusarne 24 • I frutti furono amari e funesti : « Noi lo vediamo anche troppo, fi.gliuoli miei. Le scosse terribili, che sentiamo si frequenti in alcune parti di Europa, la smania che pare in oggi agitar l'uman genere per sottrarsi anche al giogo piu neces– sario e piu dolce; il sistema chimerico di eguaglianza, che si tenta introdurrB nelle politiche societa; i diritti dell'uonio e male spiegati e peggio intesi, di cui si fa abuso per aprire le porte ad una fu– nesta anarchia; troni o rovesciati o vacillanti; popoli senza freno, che si divorano come fi.ere e si distruggono a vicenda collo specioso pretesto :ii rigenerarsi a stato migliore; una liberta ideale, che si risolve n'311a crudelta e nella licenza, sono i frutti amarissimi di que' tanti libri, che si lasciarono impunemente passare per le mani di tutti. Si cerco di umiliare la Chiesa, annientando quell'autorita, con cui regnava sulle coscienze, e non si vide, che l'autorita della Chiesa era inseparabile da quella del principato... » 25 • 20 Op. coripl. 1, 108-109: Omelia di Pentecoste del 1790. 2 1 Op. compl. I, 130-144. 22 Ivi, 136. Cf. anche Biblioteca oltramontana 1, 23-28. 23 Op. conpl. 1, 158-159: Omelia sopra la lettura dei libri. 24 lvi, 157-158. 211 lvi, 157.

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