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310 MOVIMENTO CONTRORIVOLUZIONARIO politico, aveva rivelato il suo carattere conservatore per la sua naturale tendenza a fortificare lo stato, fino ad usurpare la com– petenza ecclesiastica. La tendenza rivoluzionaria, al contrario, si presentava fin dal principio come un corso celere d'avanzamen– to político, diretto a indebolire le compagini assolutistiche, a proclamare con spirito « 1 i be r tino >> l'inefficacia dei valori tra– dizionali, a minare alle fondamenta ogni base religiosa. Contro questa seconda tendenza il Turchi aveva lanciato il grido d'allarme, o la parola profetica. Abbattendo la potenza del– la chiesa, si colpiva anche il trono, che trovava in quella il suo sostegno principale 5 • I libri che combattevano la religione, pren– devano nel tempo stesso di mira anche la sovranita e i sovrani 6 • Avremmo pertanto visto « il disordine, il libertinaggio, l'empie– ta scuotere lo stato da ogni banda, fino a distruggerlo e rovi– narlo », e « tutta mettere in movimento la societa e tenerla sul delitto pendente... » 7 • Con un certo orgoglio nel giugno del 1790 il cappuccino poteva percio scrivere al ministro estense Munari– ni, che da 30 anni egli aveva previsto che il « catarro rtisso », come egli definiva la vertigine rívoluzionaria, avrebbe fatto il giro d'Europa lasciando da qualche parte le tracce funeste della pro– pria malignitaª. Del resto, appena eletto vescovo, gia sullo scorcio del 1788 accusava i « tem p i ca tt i vi » , conseguenza funesta di una « s u p e r b a e in d oc i 1 e f i 1 o so f i a » 9 • E nel maggio del 1789, quando in Francia si era appena riunita l'assemblea nazionale, con . sconcertante pessimismo osservava il pauroso problema del se- colo: « Tutto in oggi e mistero, confusione, contraddizione e disordine: contraddizione e mistero d'iniquita. Non si e mai tanto né parlato, né scritto per la pubblica felicita, e non si e mai tanto veduta passeggiare pel mondo la pubblica miseria. Si vuole, che tutti gli uomm1 sieno ricchi nel loro stato, ed intanto s'incomincia a spo– gliarli di cio che hanno... :. 1 º. 5 « Troppo intima e l'unione che passa tra la religione ed il trono, tra lo Stato e la Chiesa; e senza rovinar l'uno e l'altra, separar non si possono gli essen– ziali loro interessi; La gloria di Dio e troppo identificata coll'umana felicita... Ogni societa che sia spogliata di tali principi porta la morté nel seno. Potra abbagliare alcun poco con uno splendore apparente, ma non potra conservarlo per lungo tem– po... Datemi uno Stato, che non abbia altri vincoli fuorché questi, e vedrete allora il disordine, il libertinaggio, l'empieta. scuoterlo ad ogni banda fin a distruggerlo e rovinarlo... >. Op. compl. VII, 50-52: Spiriti forti IV. 6 e Si, la religione e l'appoggio piil fermo che aver possono i sovrani e le sovranita., ed i libri che combattono la religione, prendono nel tempo stesso di mira la sovranita. e i sovrani. Eppure questo e quel male, che a poco a poco nella societa va ¡nsinuandosi colla pubblicazione e colla lettura dei libri empi e perversi >. Op. compl.. XVI, 139: Contro ú,, lettura dei libri cattivi. - « Se Dio non esiste, l'uomo si crede indipendente; e se giunge a credersi indipendente, sara ben tosto ribelle ». · Op. compl. V, 61: Necessita delT,a, religione. 7 Op. compl. XVI, 138-139: Libri cattivi; cf. anche VII, 52: Spiriti forti IV. 8 Colorno, 25 giugno 1790. MBE, Mss. Campori, 12. 9 Op. compl. 1, 9: Omelia recitata al popolo nel solenne ingresso alla sua cat– tedrale il 5 novembre 1788. 'º Op. compl. 1, 59-60: Omelia di Pentecoste del 1789.

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