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'298 ATTEGGIAMENTI PASTORAL! stato gia la collaborazione alle pretese giurisdizionalistiche dei governi, per cui si sentiva esposto continuamente agli attacchi degli avversari, la resistenza opposta costantemente al governo di Modena, trova non solo la sua piena giustificazione, ma ap– pare altresi degna di lode. E se da un lato di fronte all'inva– denza statale sulla chiesa oppose l'influsso vivente del suo esem– pio, dall'altro con la sua voce franca e autorevole, contribui non poco a rivendicare alla chiesa stessa quella liberta di parola, che i governi si sforzavano inutilmente di restringere 1 º 5 • 4. VISITA PASTORALE. Allo zelo nel difendere i diritti episcopali, il Turchi seppe far corrispondere la premura nel disbrigo degli obblighi, dedi– candosi soprattutto ad elevare spiritualmente e moralmente il suo popolo. Una delle prime cure pastorali, una volta entrato in pos– sesso della diocesi, fu infatti quella di farne una accurata ispe– zione attraverso una visita larga, lenta, profonda. Visita pasto– rale che e stata finora quasi completamente ignorata dagli sto– rici106. Anche l'Allodi non vi dedica alcuna attenzione 1 º 1 • Que- (1718). Essendo incerto se dovesse compe!:ere ai Farnese eome duehi di Parma o -come retaggio domestico, dopo l'estinzione di questa dinastia, venne conteso tra i Borboni di Parma e quelli di Napoli, che avevano ereditati i beni farnesiani. Ora il gran priorato di tale Ordine, che possedeva in Parma la magnifica chiesa ma– gistrale della Steccata, era tenuto dal napoletano Domenico Pignatelli, vescovo di Caserta, il quale vantava giurisdizione quasi episcopale sui chierici e sui cappellani addetti al servizio della suddetta chiesa, benché questi non vivessero né sotto obbe– dienza del medesimo gran priore, né in comunita, né inter septa ecclesiae, come sembrava esigere (lamentava il Turchi) la costituzione Militantis ecclesiae (del 27 maggio 1718) di Clemente XI. Per lungo tempo il Turchi spero di poter togliere l'abuso che intaccava i diritti nativi episcopali e parrocchiali, mirando evidente– mente, ma senza successo, al gran priorato dell'Ordine (cf. Relazione cit. del 1791, f.10; del 1794, ff. 6v-7r). Benché infruttuosi, tali conati ebbero tuttavia il plauso di Roma, che vedeva il vescovo di Parma « meritamente impegnato a togliere un .siffatto abuso... >. (Cf. Relazione Ml Referendario Girolamo Tesini alla Congregazione dei vescovi del 16 febbr. 1795. Arch. della Congrega.zione del Concilio: Parma, Visite). 105 Giustamente, percio, a Roma si diceva che « non si potra.., non esaltare mai abbastanza la pieta, la vigilanza e lo zelo di un tanto vescovo, simili a cui sarebbe da desiderarsi in questi tempi calamitosi, che ne fossero fornite le Chiese tutte dell'universo >. Relazione del Tesini del 16 febbr. 1795, cit. E' pure degno di menzione l'annotazione in margine a una contesa giurisdizionale con le monache benedettine di S. Alessandro in Parma, nella quale sembrava che il vescovo avesse ecceduto nelle pretese (cf. Carteggio, ivi); « Bisogna addolcire con li elogi, che ·per mille versi si convengono a sl degno Vescovo, l'inevitabile rimprovero che e forza fargli ... >. Memoriale, s.n. inserito nella Relazione, cit. del 1794. 106 Qualche accenno ai provvedimenti presi dal Turchi nelle diverse parrocchie si trova in F. MAGAN!, Ordinamento canonico della Diocesi di Parma; un cenno si na in F. CHERBI, Le grandi epoche sacre della Chiesa di Parma III, 474-475. 1 º 7 Dice semplicemente: « Nel 1789 visito tutta la díocesi e tento di riparare ai bisogni delle parrocchie piu povere; ma non poté giovare che a poche >. ALLODl, Serie cronologica 11, 444.

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