BCCCAP00000000000000000001361
TURCHI E IL GIANSENISMO ITALIANO 275 volto esclusivamente contro i seguaci della chiesa di Pistoia o di Utrecht. Gli accenni e le riprovazioni, evidenti e vive, ma non fanatiche, abbondano senza tuttavia costituire una parte no– tevole del testo. Solo nell'omelia Sopra l'amore di novita recita– ta nel giorno dei Santi del 1794, il vescovo si dilunga oltre il con– sueto a parlare delle novita religiose recentemente .condannate da Pio VI2 1 º. Anselmo Caffe scrivendo al Degola di quella omelia da lui ascoltata dalla bocea stessa del vescovo notava che il pre– lato « commendo il breve [ !] del papa, senza pero nominare monsignore Scipione de' Ricci, ma lo individuo a segno che l'uditorio tutto capi che egli fece la notomia al prelato suddetto e a' professori di Pavia, colla veemenza del suo dire » 211 • Ma l'antigiansenismo nel Turchi e assai spesso qualcosa di occasionale e di secondario. Egli colpisce l'attivita dei portici di Pavia e della generazione ricciana, come un elemento che inde– bolendo l'unita della chiesa, veniva in definitiva a favorire e appoggiare il filosofismo, l'empieta, lo spirito indifferentistico del secolo, presi di mira sempre direttamente. Per il vescovo di Par– ma gli illuministi, veri maestri d'empieta che seminavano l'ir– risione, la diffidenza e I' odio verso ogni forma di pieta, e i gian– senisti che denigrando l'autorita centrale della chiesa e spaccian– do dottrine perniciose spargevano tra i popoli la diffidénza re– ligiosa, che aveva come termine l'irreligione e lo scisma 21 2, era– no due potenti alleati, sia pure occasionali, egualmente nemici della chiesa e dello stato 218 • Cio era sufficiente perché il vescovo si dirigesse contro di loro con le stesse armi. Ed e percio diffi– cile distinguere nei suoi scritti e nelia sua attivita pastorale, quando egli si rivolga agli uni e quando agli altri, come gia gli rimproverava il Sopransi2 14 • Evidentemente in questa lotta 210 Op. compl. III, 51-57. 211 Parma, 24 genn. 1796, in SAVIO, Devozione, 127. 212 Questa percezione il Turchi l'ha chiara gia nella primavera del 1789, quan– do invitando il suo clero « a dar di volo un'occhiata a' tempi », se da una parte vede– « una nube d'increduli... che negan tutto e si ridon di tutto; nemici di ogni religione, oppure, che e lo stesso, indifl'erenti per ogni culto.•. », dall'altra parte i nemici interni « che si dicon cattolici e sono il :flagello della cattolica Chiesa... ; introducono novita perniciose, spacciano dottrine, che hanno per base l'indipendenza, la disunione e lo scisma... e spargono ne' popoli una sacrílega diffidenza, che ha per termine l'irre– ligione ». Pastorale del 4 aprile 1789, Op. compl. I, 15-16. 213 Cf. Op. compl. 1, 77-81 e Autodifesa, ivi, 95-96. 214 « Si vegga una gran parte di queste omelie, e si trovera che son fatte per i Francesi, per gli Austriaci, per i Pavesi, e per i Pistoiesi, e non per i Parmi- giáni... » (Riflessioni I, 31). « Mette in un :fascio il Deísmo col preteso Gianseni- smo... » (ivi, 45), « dopo d'aver saltato dai Deisti ai Giansenisti, e di nuovo dai Giansenisti ai Deisti... » (ivi, 47). « .•. E' una continua confusione di idee, perché egli mette in un :fascio ed i :falsi politici, ed i filosofi del secolo, e gli ateí, ed i Deisti, ed i pretesi Giansenisti, e gli autori della riforma Ecclesiastica, ed i pro– fessori di Pistoia. Tutti questi a suo parere tentano di distrugger la religione, e sono nemici della Chiesa. Egli li mette tutti in un solo fascio per renderli piu spregevoli,– e piu odiosi, imitando in questo i Pontefici della Sinagoga, che fecero crucifigger Cristo in mezzo a due malfattori » ( ivi, 251).
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NDA3MTIz