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CULTURA MATERIALEDEI CAPPUCCINI (1525-1619) 377 dessero in esse la semplicità e il buon esempio 6 • Nella seconda metà del secolo XVI la volontà del serafico padre s'interpretava concretamente cosi: Circa alla fabrica vuoleva che i frati pigliassero intorno a detto luogo sito per far– ve delli orti e un poco di bosco, il quale fosse circondato da fossi e d'una buona siepe, per guardarsi dalle cattive conversazioni e sospette, come donne e altri, e per posservi li frati sicuramente senza molestia de secolari farvi le loro orazioni e devozioni. Vole– va che la fabrica fusse tanto basso che un uomo grande stando in piedi tocasse il tetto di esso luogo; murati simplicemente, senza agricciature o lisci curiosi e che di fuora si vedesse la faccia della pietra e non coperte di calcina 7. Tuttavia, l'esperienza provata e l'insegnamento degli anziani aveva fatto ben presto capire ai frati che per edificare una chiesa e un convento era necessario seguire alcune regole di buon senso. FraAntonio da Pordenone, architetto veneto dalla scuola del Palladio, le ha formulate nel seguente modo: Avertinm,ti siper l'elettione d'un sitto, comeper dissegnare un monastero. 1. Dovendosi fare elettione d'un buon sitto per fabricarvi sopra un monastero, do– vrebbesi prima (potendo) circuire la terra o città dove si ha da fabricarc, et vedere da qual parte corrono l'acque all'ingiu, et all'insu elegere un sitto di buon aria et buon terreno, discosto da' fiumi, laghi e paludi, o simil luoghi humidi; lontano da strepiti, et che non sii dominato da case o d'altri sitti piu eminenti di lui. Nè fra valli, privo di sole, o sottoposto a impetuosi venti, se non è difeso. 2. Che il sitto non sii meno (per un picciol luogo) di perteghe 30 per larghezza, né meno di 60 per longhezza, overo sii quadrato di perteghe 45 in circa per ciascuna parte; ma prima sia fatto il dissegno. 3. Che la fabrica si ponghi in qualche luogo alto et eminente del sitto, acciò resti piu sciuta, essendo che al basso se ne corron l'acque, che guastano li poz1.i et le muraglie, et molte volte in simil luoghi bassi non si trova buon fondi, dove che ci conviene poi buttar degl'archi, o far delle pallificade per fabricarvi sopra, o salassar la terra con molti fossi sotterranei per condur via tal humidità. 6 In tal modo argomentava il primo cerimoniale dell'Ordine, redatto da Ippolito da Ber– gamo nelle Fiandre, 1594-1595: "Quamvis ex lignis ve! terra voluisset ut loca construerentu.t:, non propterea arbitrandwn est contra paupertatem ve! eius intentionem fieri, si etiam ex lapidibus ve! lateribus eriguntur, dummodo in eis et simplicitas cwn bono esempio elucescant''. CaeriJnoniae etobservantiae in nostra congrcgatìone'Gamknsi ordinatae anno [?omini 1594 conrenstt omniuv, patmm provinciae, pro bono pub/ico et pace et 1111ijormitate totù,s provinciae et ad disciplinam rcgularem co11seroandom etprofect11m religiosomm va/de 11ecmariae etutiks, Antwe.tpen, Arch. Cap. Belg. III, 5008, f. 102v. 7 Il testo, che nel codice assisano porta l'inverosimile attribuzione a uno dei primi compa– gni di san Francesco, Angelo Tancredi, è invece di un anonimo cappuccino, Umik esposizione sopra la Regola evangelica da Dio rivelata albeato suo confessore Francisco, in J frtiti capp11cci11i I, n. 755.
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