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DE VIVENDI RATIONE CAPUCCINORUM IN CALABRiA quanto piit si puote) qua da nor ancora si nel fare che si fili essa ·lana, come nel tessere et accommodare i parini, che non si usi tutta quella diligenza che sia possibile ad usarsi in fare che nelle vesti– menta nostre si veggia e sia quella __ vilta e grossezza che vuol Ja 5 Regola. ' 148. - Seguendo a dire quello che gia io havea. cominciato, ra– gionando de' Frati nostri di Calavria, et aneo di Sicilia, di Puglia e de gli altri lati di que' due Regni, replico che in ogni cosa nel primo lor principio tenevano le pedate proprie di quei Padrl, pri- 10 mieramente com- 11 parsi fuori con questo habito intorno e capuccio in capo; havendo sopra il tutto l'occhio sempre desto e bene aperto al– l'osservanza· della protnessa a Dio santissima povertade, faceµdo che essa del continuo porgesse in tutti i lati il Iucentissimo suo splendore, volendo esser poveri in ogni cosa, sapendo che questa fu sempre com-· 15 pagna di Giesu Christo in terra, né mai fu da luí abbandonata. 11 suo nascere il dimostra ; il suo vivere chiaramente I' addita ; il suo morire il manifesta a pieno. Talché ne! voler mostrare la sua poverta, aiede cenno, con parole apertissime, quale ella si fusse, dicendo gli Angeli del cielo, gli animali ·della terra havere i nidi, le tane e le 20 caverne loro, et il Figliuol dell' huomo, che era insiememente verace Figliuol di Dio, non havea dove potesse appoggiare il capo l. Nacque in un presepio, ch' era stanza altrui ; il palagio suo fu una picciola casa, assegnata, per quel che si Iegge, a Giuseppe et alla sua bene– detta Madre, quale hora e la santissima Casa di Loreto. Fatti i disce- 25 poli, andb predicando, vivendo con la sua benedetta Compagnia Aposto– lica di ·quelle elemosine che gH erano date. Motendo, hebbe una croce per letto, e fu sepolto ne! sepolcro .altrui : talché 1 da! di ch' egli nacque insino al' hora che di se stesso diede la vittoria alla morte · (per rimaner vincitor di lei, del peccato e dell' inferno), fu sempre so· poverissimo. Eccovi che (come ho detto) la poverfü fu sempre compagna del nostro II dolcissimo Salvatore, la quale egU lascio per ragione hered}- 11 1. 1s1v 4 si véggia] appara, .W 5 la Regola) W ad. ; et fu intentione del Padre .San . Francesco 15 nel suo nascere, N 19 Angeli] l'aucelli, N 27 suo Jeito, N 28 ad'hora, V 29 rlmaner, om, N 32 hereditaria] hereditli, W 1 Mallh. VIII, 20.
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