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306 · RELATIONES P. MARI!. né medici.ne, né rimedi, che se li facesse; talché egíi n'.hebbe la mort.e. Stando in quella intermita, mostro tanta allegrezza e p~tlenza tale, che di se stesso diede saggio meraviglloso di santita a chiunque il vedea ; e non .mancarono Frati che andarono a suo aiuto, né cosa si lascio a dietro che non si facesse, si da secotari come da Religiosi, per aiutarlo 5 in que! suo mate. Venendo all'estremo della vita, con un Crocifisso ·in mano, disse queste parole : Signor mio Oiesu Christo, vi rendo infinlte ~ratie di tantl benefici ricevuti dall'altissima Maesta Vostra. Prima, :ch' io son nato christlano e vissuto sempre nel grembo della Santa Romana Chiesa. Vi rendo ancora gratle, ché nella mia giovanile 10 etade vi sete degnato di chiamarmi al vostro santo servitio ; e quan– tunque io erecta che la Maesta Vostra mi habbi perdonato l'errore ch' io feci in perseguitare questa povera Congregatione de Frati Capttccini, nondimeno di nuovo con tutto il cor mio, mal contento e pentlto del fallo, si di quello come di ogni altro errore e peccato commesso, ve ne 15 domando perdono. Vi ringratio, Signor dolcissimo, ché vi sete degnato illuminarmi e chiamarmi alla vera osservanza della mia Regola, nella · quale per vostrc~ mercé e misericordia, pongo fine alla vita mía. Dette queste parole, alzando con allegro viso gl'occhi di nuovo al cielo, comincio. da se stesso a dire con buona voce, con la lingua sciolta 20 11 1. 141v e parole bene intese l' hinno Te Deum II Laudamus; e giunto ali' ul– timo verso: Tn te, Domine, speravi, non confundar In eternum, basciando il Crocifisso, rese lo spirito a Dio. Fu gran pianto universalmente di donne e d~ huomini in quella patria, per la perdita di un tant' huomo. Fu quivi sepolto con grande 25 honore. Sentendo i Fanesi et i parenti suol, che erano nobili, la morte sua, mandarono ambasciatori a Casteldurande, ricercando di haver quel corpo. Non fu mai verso che quelle genti si piegassero a volerlo dare per non privarsi di un tanto dono, che Dio havea loro fatto, ancoraché ne fussero pregatl inslno dal Duca di Urbino Slgnor loro 30 e padrone. E cosi il suo corpo giace nella detta tena di Casteldu– rante ; e Dio non manco, per approvare la bonta e santua della vita di quest' huomo, doppo la sua morte, far per lui miracoli, come si veggono .nelle tavolette appiccate al suo sepolcro. 2 tale che] talch~. N 3 chiunque] chi, L 14 del fallo, om. N 22 basclo, W; baggiando, N 34 sepolcro] N ad.: Hor segulamo l'hlstoria

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