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gia detta e prima seminata nella Pro'venza, e l'ostinatione di Fra Michele e de suoi' seguaci, senza haverci non piu colpa che tanto in questo fatto la Religione in . generale, quantunque in altro ci 11 1. 35r fosse qualche cosa non degna di fode appresso Dio e S. Francesco. 11 Non niego (anzi l'ho detto di sopra 1 , et ora il confermo) che,nella 5 Religione in quel tempo non ci fussero de santi huomini; ma piu (la maggior parte) si davano aile lettere che alla simplicita e san: tita della vita: talché in guisa si era allargata la cosa, che dalla Corrímunita della Religione non quel conto si teneva della strettezza si nel vivere come nel vestire e nelli edificij che insegnata n'havea 10 il Padre S. Francesco, e voleva e vuole la Regola che tenire si deggia 2 • Tacero l'altre cose per non fa re il volume cosl grande ; · diro solamente della forma dell'habito e di questo capuccio che porto il Serafico nostro Padre e la sua Religione tanti e tanti anni, come ho tocco di sopra insino dal principio di questa mía operetta. 15 In questo tempo ancora del qua.le ragionamo al presente por– tavano i. Frati essa forma d'habito co'I capuccio aguzzo, ma in altro modo di quello che portarono quei primi nostri Padri adorni di tante virtit e tanto zelo. Oli habiti in questi tempi, ch'io dico, al contrario erano fatti di quei primi, percioché questi erano larghis:. 20 simi e di buon panno, non piu vili, non piu di quella strettezza e ruvidezza che furono portati ne l nascimento della Religione, si dal Padre nostro S. Francesco come da suoi beati compagni e d'altri santi Frati ; onde della finezza loro e preciosita et aneo della lar– ghezza, ne furono poi fatte qúerimonie ne! Concilio Constansiense 3• 25 11 1. 35v II capuccio cosi quadrato, o aguzzo che ci II vogliam dire, non si portava piit in capo per quello ch'io trovo scritto, percioché, per- 3 in generale] generalmente, ·N 4 Francesco] L et N ad.: Per dire i1 vero, son sforzato a mandar la penna un poco piu avanti, perché !'historia non ha da mirare in faccia ad alcuno, né per rispetto tacer quello ch'e mate, né passar con.silentio quello ch'~ bene; percioché essendo ella maestra della vita tira le altri belle parti ch'essa tiene) non ha da lasciar da banda ch'ella non dica sempre la verita, la quale dirsi d.eve.per insegnar si di fuggir i1 vitio come aneo in eser• citársi ne le virtu. Cf. infra, n. 160 JO ne gli altri ediffici, L 17 i Frati, om. V 19 in que- stl] di quei, N 22 e ruvidezza, om. N t Supra, p. 141. 2 Regul. ce. 11, VI. 3 Cf. Firmamentum, P. III, f. 151r-158r; WADDINOUS, Annales, t. IX, an. 1415, n. VI-VII, p. 461 sq.
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