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LA PIÙ DISPERATA VITA 1 53 Che giova: il vegliare, lo stare inginocchiato, il far discipline, il passar con digiuni la vita sua, l'andare, per modo di dire, senza veste alcuna, e lacerarsi in altre penitenze, e poi avere l'animo crudele, altero, superbo, ignudo di pietà, privo d'umiltà, pieno d'amor proprio, senza vera mortificazione, senza compassione alcuna, spogliato di carità, aggirar sempre il pensiero di nuocere or a questo e or a quello, e aver per sempre le mani pronte ad of– fendere altrui ? Per certo degna di lode è l'astinenza di c0si fatta gente ? Astenersi dalle carni di animali e d'altri laticini, e poi coi denti delle mormorazioni e maledicenze lacerare e mangiar le carni, anzi la fama e l'onore del suo prossimo ? O quanti ve ne sono oggidi al mondo di questi, veramente si– mili ai Farisei ! Sia certo ognuno che la costui astinenza e peni– tenza, poco o nulla piace a Dio. Tenga per fermo chi legge, che l'astinenza a costui sia per dare quel giovamento che diedero quei vanti a quel galantuomo, che disse nel tempio: Non .sum sicut caeteri homines ; ieiuno bis in sabato, decimas do omnium quae possideo (Luc. XVIII, n). · L'astinenza vuol seco avere l'umiltà, la pazienza e la mensue– tudine. L'astinenza deve essere accompagnata con la pietà, con la modestia e con la obbedienza pronta. L'astinenza si ha da ve– dere sempre nel mezzo della misericordia, del fraterno amore e del desiderio santo di ben piacere e aiutare ognuno secondo il voler divino. L'astinenza non ha mai da lasciare che seco non sia una intera fede, una cristiana e salda speranza e un'ardente ca– rità. !_•~~ti1.1.~1:'.?:a sempre tenga dispiegate le ali all'anima di farla salire al cielo per la strada dell'orazione, della meditazione, della contemplazione delle cose celesti. A tal che esso con Paolo Apo– stolo, veritevolmente essendo pellegrino in terra, possa dire di abitare con Cristo in cielo (Phil III, 20). Tutte queste cose~e altre opere preclare ed eccelse faceva ot– timamente questo ferventissimo spirito di cui ragiono (I, 286). Fr;:;_ Taddeo da Montepetriolo gli domandò quanto tempo era perseverato in quel modo di vivere. Rispose il servo di Dio: «In quest'austerità io sono perseverato venticinque anni incirca; ma per questo che ho io fatto? L'opere in tanto le· sono buone, in quanto le piacciono al Signore Dio, e a sua Maestà piacciono

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