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LA PIÙ DISPERATA VITA ISI Ma ben bisognava che i superiori avessero cura di loro che non fossero troppo, più che non si stendevano le forze loro, di donde nascessero loro molte infermità. Era tanto il desiderio universalmente in quei primi servi di Dio, che mai pensavano in altro se non di patir per amor cli Gesù Cristo (II, 253). CHE TI PENSI CHE SIANO ? E non si vedeva nessuno che avesse color in viso. E più volte io senti dire: Si conosce bene che questi fanno aspra penitenza, chè tutti sono smorti e pallidi. Rispondevano e dicevano : Che ti pensi che siano questi frati? Tutti sono stati al secolo grnncli uomini, soldati e capitani, assassini e omicicliali, che si sono ri– dotti a far questa penitenza. Dio li dia perseveranza. Non fu vista mai nel mondo la più disperata vita di questa ! Sono tutti sciupinati'.;sotto le fatiche, e mangiano poco e con fatica un poco di pane e acqua. Questi sono predestinati a vita eterna; però Dio li ha convertiti, perchè vuole che si salvino (IV, r57). NÈ IPOCRISIA NÈ DISPERAZIONE Nei digiuni e in tutte le cose che noi facciamo, abbiamo preso da quei primi Padri, non per ipocrisia, nè per disperazione - come dicono - ma per obbligo, perchè abbiamo fatto profes– sione di osservare la Regola del Serafico Francesco, la quale è fondata in altissima povertà. Non si deve dunque giudicar indiscreta quella vita che da tanti gloriosi santi è stata tenuta e dalla Chiesa santa approvata (II, 32). NON È COSA CHE FAR NON SI POSSA Veramente sono cose di gra maraviglia, ma ben pensando all'aiuto della fervente grazia di Dio, che agevole fa ogni cosa per difficilissima che ella sia, e insieme all'animo deliberato di

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