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I44 LA BELLA E SANTA RIFORMA glior astinenza che si potesse fare, e massimamente perchè ogni di non cenando la sera, si guadagna due ore di tempo; e chi non cena la sera, massime la estate, ha tempo assai a far bene. «Più conto tengo del tempo - diceva egli - che del mangiare o non mangiare ii. E non gli piacevano quei che mangiavano un giorno pane e acqua e di poi non si potevano riempir. Ma diceva che la vera astinenza consiste nel mangiar sobrio e accordarsi con gli altri. Però mangiar una volta il giorno alla mensa con gli altri e di quel che si mangia, diceva essere ottima astinenza e più sana che far certi digiuni estremi, che pochi ci possono durare. E l'astinenza non è buona, se non è ordinata alla contemplazione (III, 76). IL TROPPO E IL POCO Fra Liberalino da Col di Val d'Elsa nel mangiar, molto si con– tentava d'erbe, e diceva esser proprio cibo dei servi di Dio. E non gli piacevano certe astinenze estreme; ma lodava molto la sobrie– tà, mangiar di tutte le cose poco e ordinare il digiuno che servisse alla santa orazione. E diceva che il troppo e il poco impedisce lo spirito e ambidue sono inganni del demonio (III, 330). Giacomo da Cetona era piccolino di corpo e di complessione molto gentile ; si conosceva bene che quella fortezza di poter pa– tire non dalla natura, ma da Dio gli era stata data. Nel mangiare era parcissimo e- quasi ordinariamente mangiava ·una volta il giorno, parendogli che il tener una vita parca, più servisse alla contemplazione che il digiunar in pane e acqua, per non indebo– lir troppo il corpo. Nondimeno le vigilie della Madonna e i venerdi della quaresima, li digiunava in pane e acqua (III, 356). BERNARDO D'ASSISI Il suo maestro, per esser uomo santo, coll'esempio e con dot– trina gli mostrò la via del cielo, e fu molto secondo il suo desi– derio; imperocchè Fra Bernardo niente altro desiderava che patir per amor di Cristo, imitare il Padre S. Francesco con aspre

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