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I40 LA BELLA E SANTA RIFORMA fame serviva loro per tutte queste cose. Anzi molti di loro, quando si mangiavano delle minestre che molto dilettavano al senso,. per non sentire quel gusto, ci mettevano dell'acqua. E fu cosa mirabile che tanto concorreva il Signor Iddio, in mangiar quei cibi grossi ci metteva tanto sapore, che più gustava loro una insalata, che non avrebbe fatto a un gentiluomo qualsivoglia prezioso cibo (IV, 20). Il cascio sopra i loro cibi non mai si vedeva, se non fosse stato, nei giorni solenni delle Pasque e d'altre feste principali dell'anno. Cibi preziosi non solo erano lontani dalle mani loro, ma eziandio dai luoghi, perciocchè, eccetto per gl'infermi, non mai se ne rice– veva. Cose di speziarie e aromatici avevano per sacrilegio a pren– dere, ricordandosi soventemente di quello che il buon Padre no– stro dice nella Regola : che non dobbiamo giudicare coloro che di panni molli vanno vestiti e che usano cibi e beveraggi delicati. Facendosi per queste parole argomento che non volendo il Padre Serafico che giudichiamo altrui per tal conto che a noi non sia lecito ad usarli (I, 263). E perchè di raro si cavavano la fame di quei cibi grossi, gliene avveniva che mai desideravano altro che satollarsi di pane e cose grosse, a guisa di poverini affamati che poco si curano d'altro cibo che di pane. Però dicevano quei servi di Dio : « Per non desi– derar cibi preziosi, bisogna non mai saziarsi di cibi grossi ; impe– rocchè ogni volta che questi ci venissero in fastidio per la molta abbondanza, come svogliati cercheremmo della carne e altri cibi appetitosi >>. E perchè in quel principio, essendoci pochi luoghi, non ave– vano orti, alcuna volta per desiderio di mangiar dell'erbe, le men– dicavano, e cercavano nei campi le erbe selvatiche. Come arriva– vano al luogo portando le dette erbe, con molta allegrezza si congregavano tutti, e in un piatto grande o in una catinella, tutti insieme le mangiavano. E molti di loro del continuo lacrimavano per la gran dolcezza che sentivano nel cuore, vedendosi con tanta carità e amorevo– lezza e semplicità dei fratelli, a guisa di poverelli, pigliare il suo bisogno (IV, 20).
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