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Padre Leandro vorrebbe ancora dal suo vecchio ex-maestro qualche buon pensiero, ed insiste. Risposta: « Ma, non è stato lei mio novizio? Già le ho detto tutto; faccia ciò che ha udito, e tanto basterà! » 2 • I suoi novizi infatti avevano udito spesso la raccomandazione che troviamo nell'autografo degli Avvertimenti ai chierici: « Portate un po' più di rispetto al silenzio regolare, tanto raccomandato e così disprez– zato, che ormai i dormitori (corridoio ·su cui si affacciano le celle) si possono chiamare parlatori » (Av. p. 12). Come rifuggiva da discorsi profani, così viceversa mostrava di inte– ressarsi di argomenti religiosi e ne raccomandava l'uso: « Non siate di quelli che non sanno mai parlare d'altro che di mangiare o di novelle, e non sanno mai dire una parola spirituale con i secolari » (Av. p. 12). Così i confratelli sapevano il segreto di essergli cari e di sciogliergli la lingua! Intavolavano un discorso sacro: « allora si destava dal suo silenzio e mostravasi sempre pronto a ragionare » •. Ma quando s'ac– corgeva che la conversazione scantonava in disputa o in chiacchiera, padre Ignazio sapeva la tattica per sottrarvisi: sorrideva, sopportava, poi si riassorbiva nel silenzio. Di qui quello straordinario raccoglimento che i confratelli non potevano a meno di ammirare in lui, non solo nei colloqui dinanzi al tabernacolo, nelle lunghe ore che lo immobilizzavano in ginocchio, curvo sulla sua persona, ma anche nel convento, in cella, come per le vie di Torino. Lo sapevano per esperienza i compagni di viaggio, i quali dovevano talora scuoterlo per richiamarlo dall'incantesimo divino alla realtà della strada; padre Alessandro gli serviva spesso da sveglia, quando persone di riguardo, come il conte Tapparelli di Genòla, saluta– vano per Torino il venerato Padre, e lui, quasi assente, tirava dritto ' d • senz avve ersene . La prova dell'amore Ma la pietra di paragone della spiritualità di questo cappuccino resta sempre lo spirito di sacrificio che l'accompagnò sino al termine dei suoi giorni. L'amore si prova e si nutre di sacrificio, e il nostro Maestro di spirito si mostrava affezionato, quasi geloso, delle pratiche peniten- 170
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