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tare queste conferenze, aveva appena infilato la scalinata per discendere, quando un ruzzolone improvviso lo fece rotolare fragorosamente sino in fondo dei 19 gradini. A quel rumore alcuni frati corsero a soccorrerlo. Povero Padre! Era così pesto, così scompaginato che dovettero sollevarlo con ogni riguardo, e portarlo di peso all'infermeria. « I periti temevano che tante ammaccature dovessero segnare la fine del Padre». Non poteva fare il minimo movimento, nemmeno per respirare, senza atroci dolori. Più preoccupato di tutti era il Guardiano, padre Matteo da Torino. Predicare gli Esercizi in quello stato, manco a pensarci! E chi sostituire al malato che tra pochi giorni doveva dare inizio alla seconda muta di Esercizi? Per giunta i frati, che avevano scelto quel secondo turno perché tenuto dal padre Ignazio, non volevano saperne di sostituzioni. Osarono suggerire al padre Guardiano una cura speciale per far balzare l'infermo da letto: l'obbedienza! Se l'obbedienza fa miracoli, quello era proprio il caso di vederne uno! Padre Matteo esitò: poi, con espressioni ovat– tate di diplomazia, disse al malato: - Oh, povero padre, soffre tanto? - Padre Guardiano! Non posso muovere un dito! E i frati vorrebbero ch'io le facessi predicare gli Esercizi! - Si vede che sanno quanto sia potente l'obbedienza! - Ma caro Padre, non sarebbe questo volere un miracolo troppo grosso? - Oh, padre Guardiano! Non sarebbe il primo! - Ebbene, se lei crede, li predichi pure! Aveva vinto la politica, ma stava per vincere anche la fede nella obbedienza. L'infermo provò ad alzarsi sul letto, ma ricadde tosto con la fronte raggrinzita dallo spasimo. - Impossibile per ora sollevarmi da solo, - commentò - ma se mi portassero sulla sedia in coro, potrei incominciare: poi... vedremo. S'iniziarono puntualmente gli Esercizi: per un giorno o due l'ora– tore arrivò al coro... in sedia gestatoria, ma poi lo videro, con stupore, arrivare con mezzi propri. 165

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