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« Dunque, fratello, solo i laici avranno a far l'obbedienza? Oh, no: anch'io voglio farla: usque ad mortem » 20 • Tutti restarono colpiti da quello scatto in cui vibrava l'anima del padre Ignazio; l'allusione latina alla nota frase di san Paolo: « Cristo s'è fatto per noi obbediente sino alla morte (Filip. 2, 8) voleva espri– mere il suo identico proposito! La sua anima, infatti, doveva spirare in un atto di obbedienza al « Proficzscere » intonatogli dal Superiore. Benché abbia spiccato in grado sublime anche nelle altre virtù, tuttavia mi pare che l'obbedienza sia stata la sua caratteristica più cospicua, talché, come sta un novizio nelle mani del maestro, così padre Ignazio stette sempre nelle mani del suo Superiore 27 • Né si accontentò d'una sottomissione passiva. Per arricchire possi– bilmente ogni singolo atto del merito dell'obbedienza, egli amava sen– tirsi di continuo alla mercè del suo Superiore. Odiava perciò quelle obbedienze generiche che ad altri fan tanto comodo. Il padre Ermenegildo, pratico e concreto, vorrebbe evitare al suo vecchietto, il più anziano della comunità, le penose trotterellate alla sua cella, perciò concede il merito dell'obbedienza a tutte le opere che il Padre avrebbe intrapreso nella giornata. Ma al padre Ignazio non garba molto l'obbedienza generica di fare quel che a lui pare meglio: teme d'incappare nuovamente nella propria volontà. Quindi, presa l'occasione di qualche nuovo particolare non previsto in antecedenza, eccolo di nuovo a bussare alla porta del Supe– riore, per sentir meglio, nella parola di lui, la voce di Dio: per lavare l'abito, per farsi la chierica, « proprio - dice padre Ermenegildo - come fanno i novizi » 08 • Altro ostacolo al suo culto dell'obbedienza era la dispensa da qualche atto della comunità; dispensa che, a causa dei suoi acciacchi, si sentiva talora « infliggere » dal Superiore. Per altri era questo un favore, un privilegio; per padre Ignazio, era fargli un ingrato servizio. « Privi– legio » in tal caso suonava per lui privazione d'un bene sinceramente desiderato: il bene di sentirsi più unito a Dio, nel solco della vita comune. Obbediva, naturalmente, e sentiva di fare anche così la volontà di Dio; ma poi, confidenzialmente, faceva sentire il suo disagio così: 159
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