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Il giubilo della povertà Per il Poverello d'Assisi allora soltanto si è promossi al grado di cavalieri di Madonna Povertà quando questa virtù non risulta più su– bita, ma ambìta: quando cioè il frate mostra tanta più letizia quanto più sente le strette di questa sposa di Cristo. Il nostro Beato lo ripeteva spesso ai novizi e con tanto calore da tradire nelle parole una dolce esperienza di vita. « Quanto più saremo distaccati dalle cose di questo mondo, tanto più saremo contenti e soffriremo con gioia i patimenti che sono indivi– sibili dalla nostra mendicità » 10 • Gli si leggeva nel volto questa gioia che spesso traboccava nella sua solita risatina: « Ma la va troppo bene! ». O mentre aiutava il fratello laico a strofinare le tavole: « Fra Arsenio, noi siamo troppo fortunati! » ". Di questo giubilo esuberante fu testimonio il padre Tommaso da Mondovì nella Quaresima 1744. Padre Ignazio s'era messo in viaggio col suddetto compagno per recarsi a Carrù. Partiti da Mondovì con strade pessime, e attardatisi nel viaggio oltre le previsioni, sono co– stretti a chiedere alloggio in un cascinale sperduto nei pressi di Bastia. Quei poveri contadini si danno premura di ospitare i due frati con ogni riguardo e offrono loro letto e stanza propria. Ma appena avverte ciò, il padre Ignazio si dichiara non soddisfatto e obietta: - Scusate, se un mendicante vi chiedesse alloggio, gli offrireste voz questa stanza? - No. - Ebbene, noi siamo mendicanti, ci basta quella paglia che avete ammucchiata là in fondo alla stalla! ». E andò a sdraiarsi allegramente sul giaciglio dei poveri. Riferisce il compagno di viaggio: Il padre Ignazio non godette mai come in quella notte. E per tutto il rima– nente del cammino andava giubilando di aver trovato un sl conveniente ricovero 16 • " Puro come un angelo » Non crediamo che sia casuale il ricorrere insistente dell'idea di angelo fra i vari testimoni che ci parlano delle fattezze prima fisiche e poi morali del nostro Beato. 152
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