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e il bravo confessore, che lavorava a digiuno fin dal buon mattino, non restava innervosito al suon della campana di mezzogiorno. Talora, quando termina il suo lavoro, il refettorio è già deserto, e l'appetito spinge il ritardatario a bussare allo sportello della cucina, mentre i fratelli laici stanno ormai rigovernando pentole e piatti. Sorridendo imita la voce del mendicante: - C'è ancora un po' di minestra per un povero frate? Ne esce un vocione: - Ma a quest'ora? Tutto esaurito! Chi tardi arriva ... - Sia per amor di Dio! - dice padre Ignazio e, senza scomporsi, va raccattando sulle tavole qualche tozzo di pane, pensando in cuor suo: Ai poveri capita così! Ma poi il cuciniere, che aveva soltanto voluto provare la pazienza del padre, arriva sorridente in refettorio con mine– stra e pietanza racimolate da vari piatti... Un pranzo di Natale! I fratelli laici ricordano varie di queste scene... Un anno, nella festa di Natale, le confessioni trattennero il padre Ignazio in chiesa fin oltre la levata della mensa; caso volle che nessuno badasse alla sua assenza. Soddisfatti i penitenti, il confessore sfinito dal freddo e dal lavoro, va al refettorio. Un pranzo di Natale mette l'acquolina in bocca! Ma prima di lui i frati, per rifarsi del digiuno di Avvento, avevano fatto tabula rasa di tutto e s'eran ritirati. Padre Ignazio guarda a destra, fruga a sinistra: niente di niente! In cucina nessuno; ordine perfetto. Andare a chiamare il cuciniere che, dopo la veglia natalizia si prendeva un po' di siesta, pensa il buon Padre, non vale la pena! Così, « senza punto alterarsi » ritornò in chiesa a pregare, pensando che il Bambino Gesù, appunto nel suo primo natale, non aveva trovato migliore acco– glienza 8 • Ma, tutto contato, quei ritardi festivi al refettorio non dispiacevano al padre Ignazio. Trovandosi solo, egli poteva pranzare più a suo gusto: cioè più da povero; allora il vino già annacquato si riannacquava e la 150

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