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La Regola è il codice fondamentale della conformazione a Cristo; le Costituzioni, le tradizioni della Provincia sono i consigli, gli accor– gimenti, la tecnica d'un perfetto funzionamento della Regola. Sono precetti e consigli che padre Ignazio ama d'uno stesso amore e pratica con lo stesso rigore: questa la prassi della sua vita assetata di santità, pur dimostrando, nei suoi atteggiamenti, di conoscere ugualmente bene sia la distinzione teologica tra precetti e consigli, sia la svalutazione antiteologica che spesso s'infiltra nei secondi a confronto dei primi 1 • Figlio del Poverello « Desiderando io di vivere e morire da vero e legittimo figlio del serafico padre san Francesco, nell'intera osservanza della Regola e della perfetta povertà, prego il mio padre Superiore ad imprestarmi per amor di Dio un abito lacero in cui possa morire ». Così il padre Ignazio nel Testamento dell'anima di cui conserviamo l'autografo. Come non sentirvi l'assillo che accompagnò san Francesco in punto di morte? Autentico cappuccino, dimostrò chiaro che fu il richiamo della povertà a deciderlo nella scelta fatta a Vercelli, dopo aver frequentato e studiato vari ordini religiosi: scelse la riforma cappuccina, vista come l'ultimo tentativo di un ritorno alla più stretta osservanza della povertà evangelica. E l'ideale diventò nella sua vita continuo pungolo alla sua coscienza: vedere « l'altezza dell'altissima povertà » e sentirsi sempre, pur dopo tante spogliazioni, ancor troppo ricco. « Ah, se i poveri avessero quan– t'ho io, non si direbbero poveri! ». È la risposta che ripete, come una nota dolente, a chi gli dice, incontrandolo per Torino, vecchietto scalzo sotto un saio che la pioggia ha reso una camicia di forza: « Poverino! padre Ignazio! ». E veramente ai più poveri, che venerava e invidiava, cercò sempre più di somigliare nella cella, nell'abito, nel vitto. La sua cella non poteva essere più povera; fu definita« un modello di altissima povertà ». Padre Francesco d'Acceglio che la frequentava restò colpito« dall'assenza totale anche di quelle cose che, con la licenza del Superiore, si possono tenere » 2 • 147
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